Fondazione memoria della deportazione

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Fondazione Memoria della Deportazione

Treblinka

Costituzione: 3 luglio 1942
Ubicazione: a nord-est di Varsavia



Nell'ansa del fiume Bug, a tre chilometri dal villaggio di Treblinka, i nazisti istituirono nel 1941 un «campo di lavoro» (Arbeitslager) riservato a tedeschi e polacchi, elementi sospetti o ribelli al regime, che era preferibile tenere "al sicuro" ed adibire a lavori utili ai fini della guerra in atto. Questo campo fu denominato Treblinka I. Era un campo duro, non dissimile per disciplina da altri analoghi, nel quale ben pochi resistettero alla fatica, alla denutrizione, alle sevizie ed al clima. Ma non fu nulla a confronto con Treblinka II, l'agglomerato adeguatamente attrezzato per lo scopo specifico di tradurre in atto la «soluzione finale» cioè il genocidio degli ebrei.
I lavori di ampliamento furono iniziati nel maggio 1942. Furono costruite le baracche, gli uffici, gli alloggiamenti per i reparti di sorveglianza, le cucine, i depositi, laboratori d'ogni genere, perfino un finto ospedale (Lazaret) con tanto di croce rossa sul tetto. E furono installate, tanto per cominciare, tre camere a gas, che si presentavano come docce, con le pareti piastrellate, ma dai cui tubi, invece dell'acqua, doveva uscire solo il gas di scappamento dei motori diesel, sostituito poi col biossido di carbonio ed infine col famigerato Zyklon B. Non bastando i primi impianti, ne furono aggiunti ben altri dieci, in modo da poter effettuare giornalmente alcune migliaia di «trattamenti speciali» (Sonderbehandlungen) di uomini, donne, bambini che i convogli provenienti da Polonia, Germania, Francia, Olanda, Jugoslavia, Belgio, Grecia e Russia scaricavano giornalmente sulla rampa dello scalo ferroviario che immetteva direttamente nel recinto del Lager. C'era perfino una finta stazione le cui porte si aprivano su quella che fu battezzata come la «strada verso il cielo» (Himmelstrasse).
Prima di avviarsi, ovviamente nudi, verso quello che sembrava un normale bagno di disinfezione, tutti venivano rasati affinché i capelli potessero essere recuperati ai fini industriali. Interi treni riportavano poi nel Terzo Reich vestiti, scarpe, protesi, occhiali, carrozzine per bambini, valigie. Denaro e gioielli finivano, oltre che nelle tasche dei guardiani, nelle casse centrali delle SS per costituire un tesoro del quale ancora non si conosce l'entità né la destinazione finale.
Originariamente i cadaveri venivano interrati in fosse comuni, poi bruciati su enormi graticole. Secondo accertamenti, a Treblinka furono soppressi almeno 900.000 ebrei. Non si sa quanti altri, specialmente prigionieri di guerra russi, furono uccisi, senza alcuna registrazione, prima ancora che essi entrassero nel campo.
Anche a Treblinka un animoso comitato clandestino di resistenti organizzò un'insurrezione ed una fuga. Il 2 agosto 1943 circa 600 prigionieri riuscirono a sopraffare una parte della guarnigione, e, dopo aver incendiato varie baracche, riuscirono ad aprirsi un varco attraverso le barriere di filo spinato, i campi minati ed i fossati anticarro. Moltissimi, quasi tutti, furono ripresi e fucilati. Solo una quarantina riuscì a fuggire alla spietata caccia delle SS ed a raggiungere le formazioni partigiane che operavano nella zona. Dopo di che, nell'autunno dello stesso anno, le SS decisero di chiudere il campo e di sgombrare i deportati ancora in vita verso altri Lager, distruggendo tutto col fuoco e con la dinamite.
Di Treblinka, oltre al ricordo dello scempio che vi fu commesso, non rimane più nulla. Un monumento simboleggiato da una foresta di pietre tombali ricorda i borghi, i villaggi, le città, i paesi dai quali provenivano le vittime di questo sinistro e terribile luogo di violenza e di morte.