Il campo, originariamente costruito su due aree contigue – su via Remesina (circa 6 ha) e via Grilli (circa 9 ha) – è stato attivo dal 1942 al 1970, con diverse fasi di utilizzo. Nel tempo le baracche sono state modificate, soprattutto all’interno e dopo il 1945 l’intera area su via Grilli è tornata ad usi agricoli.
Un lungo periodo di abbandono ha portato all’attuale condizione di degrado delle strutture, costruite in fretta, in un periodo di ristrettezze economiche e senza pretese di durata.

 

Campo per prigionieri di guerra alleati PG/73

Ministero della Guerra – Regno d’Italia
Luglio 1942 – 8 settembre 1943

A Fossoli, nelle vicinanze di Carpi, in provincia di Modena, nel 1942 il ministero della Guerra del regno d’Italia insedia un campo di concentramento fascista, “Campo prigionieri di guerra n. 73”, destinato a raccogliere soldati e sottufficiali alleati catturati nel nord Africa. Resta in funzione dal luglio 1942 all’8 settembre 1943. La mattina del 9 settembre è occupato militarmente dai tedeschi, che deportano i prigionieri in Germania.

Campo di concentramento ebrei

Campo della Repubblica sociale italiana
5 dicembre 1943 – 15 marzo 1944

Funziona inizialmente nel Campo vecchio, mentre si sistemano alcune baracche del Campo nuovo per le famiglie, il “Campo di concentramento ebrei”: la Rsi ha individuato qui uno dei luoghi dove concentrare gli israeliti, italiani e stranieri, ormai privi di diritti civili e politici. Ma i tedeschi danno inizio già in febbraio alle deportazioni di ebrei: il primo convoglio per Auschwitz è partito il 22 febbraio, e tra gli oltre 600 deportati c’era anche Primo Levi.

Polizeiliches Durchangslager / Campo di concentramento Fossoli

Bds Verona / Questura di Modena della Rsi
15 marzo 1944 – primi di agosto 1944

Il Campo nuovo passa sotto il controllo delle SS e diventa un Campo di polizia e di transito: vi sono internati ebrei e oppositori politici destinati alla deportazione in Germania.
Il Campo vecchio, formalmente controllato dagli italiani, è destinato per lo più a internati civili di nazionalità nemica, ma serve anche per oppositori politici, ostaggi, cittadini razziati per il lavoro “volontario” in Germania. Non è chiaro per quale motivo si possa finire nell’uno o nell’altro campo. La doppia gestione rende molto più complessa la ricostruzione dei fatti e l’indagine sui deportati da Fossoli, perché le informazioni sul campo italiano sono lacunose, per non dire assenti.
Per l’avvicinamento del fronte (Roma è liberata il 4 giugno, Firenze lo sarà il 2 settembre) e il rafforzamento della presenza dei partigiani nella zona, il 15 luglio 1944 il Campo vecchio viene ufficialmente chiuso e viene deciso il trasferimento del Dulag dal Campo nuovo a Gries, presso Bolzano, strutture di comando, sorveglianza, dotazioni, materiali e internati compresi: d’ora in poi sarà questo il capolinea principale di partenza per la deportazione politica e razziale in Germania.
È stata accertata la partenza di almeno sei convogli di ebrei e di uno, molto numeroso, di deportati politici, il 21 giugno 1944., dal Campo nuovo: molti furono destinati a Mauthausen o ai suoi sottocampi. Nel circa sette mesi di attività sono passati da Fossoli circa 2.800 ebrei, quasi tutti destinati ad Auschwitz o, in misura minore, Bergen Belsen, e un numero quasi equivalente di deportati politici, al quale vanno, però aggiunti tutti coloro che sono stati deportati dal Campo vecchio, di cui a tutt’oggi non sono noti registri né elenchi.
La vita a Fossoli è ricordata dai superstiti, forse per il paragone con quella successiva dei lager della Germania, come abbastanza sopportabile, nonostante la fame, la promiscuità, i parassiti e l’incertezza della sorte futura; ma funestata dalla strage di settanta internati politici – poi ridottisi avventurosamente a sessantasette – il 12 luglio 1944 al poligono di tiro di Cibeno, preceduta dall’assassinio di Leopoldo Gasparotto, luminoso esponente del Partito d’Azione il 24 giugno, e da quello di un internato ebreo nel maggio.

Centro di raccolta per mano d’opera per la Germania

General Bevollmachtige fur den Arbeitensatz
Agosto 1944 – fine novembre 1944

Mentre il Campo Vecchio viene a poco a poco smobilitato, il Campo Nuovo diventa Centro di raccolta per la mano d’opera razziata in Italia e destinata al lavoro in Germania. Le testimonianze documentano il passaggio di un grande numero di deportati, uomini e donne, fino a 800 o mille in alcuni giorni. Tra loro anche molti politici, allontanati sbrigativamente dalla zona del fronte, nei mesi di agosto e settembre. A fine novembre 1944 anche questo centro viene spostato a nord, dopo un violento bombardamento.

Centro di raccolta profughi stranieri

Questura di Modena
Settembre 1945 – luglio 1947

Nel settembre del 1945 il Campo Nuovo diventa Centro di raccolta per fascisti in attesa di epurazione, presto trasformato in Centro di raccolta per profughi stranieri: persone entrate in Italia irregolarmente, prive di documenti di identità e di mezzi, mentre procede lo smantellamento del Campo Vecchio, anche per riutilizzarne i materiali nella ricostruzione.
Vi figurano anche ebrei sopravvissuti alla shoa, per lo più giovanissimi, in attesa di un passaggio per Israele o gli USA. Il Campo profughi viene chiuso, dopo aver suscitato mille polemiche, nel luglio 1947.

Nomadelfia

Don Zeno Saltini – Opera Piccoli Apostoli
Maggio 1947 – agosto 1952

La struttura è occupata dall’Opera Piccoli Apostoli, fondata da un sacerdote originario di Fossoli, don Zeno Saltini, per dare famiglia a bambini abbandonati e orfani di guerra. Sono abbattuti muri e fili spinati, le baracche vengono modificate in case di abitazione, scuole, laboratori, bar, e si piantano alberi, orti, giardini: il Campo diventa Nomadelfia, la città dove la fraternità è legge. Problemi economici e difficoltà di vario tipo portano nel 1952 alla chiusura di Nomadelfia: i bambini accolti devono lasciare le nuove famiglie e la comunità si sposta nel Grossetano, dove esiste tuttora.

Villaggio San Marco

Opera per l’assistenza ai Profughi Giuliano-Dalmati
Luglio 1954 – marzo 1970

L’ultima fase di occupazione del Campo Nuovo (1954-1970) è quella dei profughi giuliano-dalmati: poco più di un centinaio di famiglie di lingua e cultura italiana che hanno abbandonato le loro terre assegnate alla Jugoslavia in seguito ai trattati di pace dopo la seconda guerra mondiale. Il sito viene di nuovo ristrutturato e rimaneggiato. Nel 1970, cambiati tempi e le esigenze di vita, i profughi dal campo si trasferiscono in città.
Il visitatore di oggi vede quanto resta di quest’ultima fase di occupazione, dopo oltre trent’anni di degrado.

A Carpi, nel Castello dei Pio, per ricordare la memoria di tutti i deportati, è stato allestito nel 1973 il “Museo monumento al deportato politico e razziale nei campi di sterminio nazisti”, su progetto di Lodovico Barbiano di Belgiojoso, che fu internato a Fossoli dall’aprile al luglio 1944.

Anna Maria Ori

Per saperne di più consultare il sito della Fondazione Fossoli