Fondazione memoria della deportazione

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Fondazione Memoria della Deportazione

Dora Mittelbau

Costituzione: 10 settembre 1943
Ubicazione: a 20 km da Nordhausen


Dora originariamente era un comando distaccato, dipendente da Buchenwald. Fu trasformato in campo autonomo solo negli ultimi anni della guerra, il 1° novembre 1944.
L'allestimento di Dora e dei suoi annessi è legato alla storia delle armi segrete hitleriane e al bombardamento ed alla conseguente distruzione ad opera degli Alleati, della base aerospaziale di Peenemünde dove appunto si sperimentavano e si fabbricavano i missili di von Braun.
In conseguenza di questi bombardamenti fu deciso di trasferire la fabbricazione dei missili al sicuro, in caverne già disponibili nel massiccio del Sudharz, le colline di Kohnstein, fin lì usate come deposito di carburante. Il progetto di sistemazione fu appaltato alla società Ammoniak, una consociata della IG Farben.
In poco tempo furono fatti completare ai deportati due tunnel, della lunghezza di 1.800 metri, collegati con un sistema di numerose gallerie minori servito da una ferrovia interna a scartamento ridotto, che consentiva il trasferimento dei singoli componenti degli ordigni nella sala dove avveniva il montaggio.
Dopo l'agosto 1944 altri tre grandi tunnel furono scavati per consentire maggior spazio alla produzione dei micidiali missili. La gestione dell'impresa passò poi alla Mittelwerke GmbH, una società controllata dalle SS.
I primi scaglioni di deportati sistemarono le caverne, impiantarono le officine e misero a punto le altre installazioni. Essi vivevano nelle caverne, dormivano in alveari costruiti all'interno dei tunnel, dandosi il cambio in modo che una squadra potesse riposare mentre l'altra era al lavoro. La ventilazione e l'illuminazione erano scarse e insufficienti. Mancava qualsiasi installazione igienica per soddisfare i bisogni corporali, mancava l'acqua; la vita era un inferno. Molti deportati non hanno visto la luce del sole per mesi e mesi.
Chi non era stroncato dalla fatica, chi non veniva ucciso a bastonate o fucilato per supposto sabotaggio, poteva dirsi fortunato.
Nel marzo del 1944, per poter soddisfare le esigenze del campo, furono portate a termine le baracche sulle alture delle colline perché oramai lo spazio, nelle gallerie, non consentiva di sistemare altri deportati e soprattutto perché era necessario ampliare gli impianti per la produzione dei missili. Così alle 12-16 ore di lavoro massacrante si aggiunsero i tempi di trasferta e gli appelli di controllo tanto che il tempo disponibile per il riposo si riduceva a poche ore. Nei venti mesi della sua esistenza, sono stati registrati a Dora 138.000 deportati, dei quali più di 90.000 vi hanno perso la vita. Tra di essi diverse migliaia di italiani, politici e anche militari, trasferiti qui in spregio ad ogni convenzione internazionale sui prigionieri di guerra.
Le difficoltà di comprendersi a causa della diversità delle lingue non impedirono il sorgere di un forte movimento di resistenza clandestina che organizzava soprattutto dei sabotaggi. Se i missili nazisti non furono prodotti nei tempi voluti e non furono sempre quel marchingegno di perfezione e di mortale efficacia auspicato da Hitler, ciò è dovuto anche al fatto che le lavorazioni erano costantemente ritardate e danneggiate dai deportati addetti alla loro fabbricazione.
Dora è stato liberato dagli americani il 15 aprile 1945.

Una nuova mostra racconta la tragedia dei deportati a Dora