Apertura: nel luglio 1937
Ubicazione: Germania, nelle vicinanze di Weimar

Il campo di concentramento di Buchenwald viene istituito nel luglio del 1937 sulla collina dell’Ettersberg, a pochi chilometri da Weimar, nella regione della Turingia, in Germania centro-orientale.

Le prime baracche del lager vengono costruite con il legname della rigogliosa foresta che ricopre l’Ettersberg, luogo per altro prediletto dal poeta Goethe: nel centro del campo viene infatti preservata una quercia, nota proprio come “l’albero di Goethe”, la quale tuttavia non resiste al bombardamento alleato che, il 24 agosto 1944, distrugge parte del campo.

Il lager doveva inizialmente chiamarsi “”K.L. Ettersberg”, ma l’associazione culturale nazionalsocialista di Weimar si oppone, per evitare che un luogo della città venga associato ad un campo nazista, e ottiene la nomenclatura più neutra di “K.L. Buchenwald”, che letteralmente significa “bosco di faggi”.

Buchenwald nasce con lo scopo di detenere e punire gli oppositori politici, ma anche gli ebrei, i testimoni di Geova, i Rom e i Sinti e le persone omosessuali, i senzatetto e i disabili.

I primi 149 prigionieri vengono trasferiti in questo lager dai campi di Lichtenburg e Sachsenhausen e sono impiegati nella costruzione di nuove baracche al fine di proseguire l’ampliamento del campo. Alla fine del 1937 il numero degli internati ammonta a 2.561.

Fortemente simbolica è la scritta che accoglie i deportati sul cancello del lager e recita Jedem das seine, che significa “a ciascuno il suo” e s’imprime indelebile nella memoria dei sopravvissuti, proprio come lo zoo che viene disposto accanto al lager nel 1938 dalle SS.

Altrettanto evocativa è la via, che tutt’oggi si percorre attraverso il bosco per giungere al campo, nota come Blutstrasse, ovvero la “Via del sangue” in memoria dei numerosi prigionieri che lì caddero.

Tra il 10 e il 14 novembre 1938, a seguito della Notte dei Cristalli, giungono a Buchenwald oltre 9 mila deportati ebrei.

Con l’avvento della guerra, nel campo vengono internati centinaia di membri appartenenti all’intelligence olandese e decine di migliaia di prigionieri di guerra sovietici.

Alla fine del 1941 il lager conta quasi 10 mila deportati, che vengono impiegati e sterminati attraverso il lavoro forzato nelle fabbriche che sorgono nei dintorni di Weimar e nella fitta rete di sottocampi che si sviluppa alle dipendenze del lager principale: si contano fino a 139 campi satellite, che fanno di Buchenwald il più grande complesso di concentramento nazista.

Karl Koch è direttore del lager dall’apertura fino al 1941, ma ben più nota è sua moglie Ilse Koch, ricordata come “la strega” o “la cagna” di Buchenwald per il suo crudele sadismo nei confronti dei prigionieri: scuoiava la pelle degli internati uccisi nei campi per farne paralumi e pare che la sua tavola fosse imbandita con delle teste umane rimpicciolite.

La malnutrizione e lo sfruttamento massacrante sono le prime cause di decesso, insieme ad esecuzioni sommarie, eseguite anche per futili motivi, a torture, impiccagioni e fucilazioni. Molti internati, una volta ridotti a larve inservibili per il lavoro forzato, vengono spediti in altri centri di eutanasia e sterminio del Terzo Reich. Durante alcuni periodi nel campo sono allestiti dei locali temporanei per effettuare la gasazione.

Già dal 1941 viene costruito ed è attivo il grande crematorio, dotato di sei bocche ad alto potere d’incenerimento divise in due grandi forni. I muri dell’ampio sotterraneo del crematorio presentano tutt’ora 48 ganci da macello, ai quali i prigionieri venivano appesi al fine di torturarli e strangolarli, per poi ammassarli sul montacarichi che porta al piano dei forni.

Dal gennaio 1942, nelle baracche 44 e 49, si effettuano gli esperimenti pseudoscientifici su esseri umani, al fine di testare i vaccini prodotti da istituti responsabili del controllo e della prevenzione delle malattie infettive come il Robert Koch-Institut di Berlino e da case farmaceutiche come la Behring-Werke Marburg/Lahn.

A numerosi prigionieri viene iniettato il virus del tifo, altri sono uccisi con iniezioni di veleno, come per esempio il fenolo.

Dal 1944 vengono effettuati esperimenti anche sui prigionieri omosessuali, nel tentativo di curare il loro naturale orientamento sessuale con iniezioni di testosterone, secondo le perverse ricerche del medico danese Carl Peter Jensen, che opera su circa 40 internati: a 17 di essi viene impiantata sottopelle una ghiandola artificiale che rilascia testosterone e che uccide 15 di loro. Uno dei superstiti è Helmut Corsini, che vivrà a lungo con la “speciale” ghiandola sessuale maschile, ma che non rinnegherà mai la sua omosessualità.

Con l’avanzata dell’Armata Rossa, i campi attivi nella Polonia occupata vengono abbandonati o distrutti e i prigionieri, evacuati da Auschwitz e altri lager situati a est, giungono a Buchenwald decimati da interminabili marce della morte.

Buchenwald e i suoi sottocampi divengono un vero e proprio centro di raccolta e, all’inizio del 1945, arrivano a contenere oltre 112 mila prigionieri, dei quali 47.500 sono internati nel campo principale.

Nei giorni precedenti alla liberazione, oltre 30 mila deportati vengono evacuati attraverso lunghe marce, trasporti ferroviari, ma anche tramite imbarcazioni, da Buchenwald e dai suoi campi satellite verso i lager di Dachau, Flossenbürg e il ghetto di Theresienstadt.

L’11 aprile 1945 il 37° Battaglione della Quarta Divisione Corazzata degli Stati Uniti raggiunge il campo di concentramento di Buchenwald. Dopo la fuga delle SS, i detenuti, che si erano organizzati in un comitato clandestino di resistenza all’interno del campo, occupano le torri e prendono in carico l’ordine e l’amministrazione del campo. Al momento della liberazione i prigionieri presenti nel lager che assistono all’arrivo dell’esercito degli Stati Uniti sono circa 21.000.

Fra questi sopravvissuti figurano 904 bambini (la maggior parte ha tra i 13 e i 17 anni, ma alcuni hanno anche tra i 6 e i 12 anni e due di loro addirittura 4 anni) che, secondo le regole che normalmente vigevano nel sistema concentrazionario, avrebbero dovuto essere eliminati appena giunti nel campo, poiché inabili al lavoro; il comitato clandestino di resistenza formato da numerosi deportati politici di Buchenwald riesce però a nasconderli in alcune baracche che tutti dicono essere infestate dal tifo e che non vengono controllate dalle SS per paura del contagio. Fra questi bambini vi è anche Elie Wiesel, che nel 1986 viene insignito del Premio Nobel per la Pace, per essere divenuto “messaggero per l’umanità” dopo “la sua personale esperienza della totale umiliazione e del disprezzo per l’umanità a cui aveva assistito nei campi di concentramento di Hitler”.

Si calcola che le persone che perdono la vita nel lager di Buchenwald e nei suoi sottocampi sono oltre 56 mila; gli italiani complessivamente internati in questo campo sono poco più di 4 mila.

Il 16 aprile gli americani portano mille cittadini di Weimar in visita al lager, mostrando loro tutte le atrocità perpetuate dai nazisti e ancora visibili all’interno del campo.

Sempre nei giorni successivi alla liberazione, alcuni superstiti appartenenti a nazionalità diverse redigono il “Manifesto dei socialisti democratici dell’ex campo di concentramento di Buchenwald“: si tratta del documento programmatico più significativo scritto dai deportati stessi e contenente richieste fondamentali per la costruzione di una Germania e di un mondo libero e democratico.

Attualmente il rappresentante italiano all’interno del Comitato Internazionale di Buchenwald è Gilberto Salmoni, sopravvissuto alla deportazione in quel campo e presidente della sezione ANED di Genova.

 

Leonardo Zanchi