Costituzione: aprile 1943
Ubicazione: Germania, circa 50 km da Hannover.

Il lager, con il nome di Stalag 311 o Stalag XI-C, nasce come campo di detenzione per prigionieri di guerra belgi e francesi e, in concomitanza con l’invasione dell’URSS da parte della Germania, vede una fase di espansione che continua fino all’autunno 1941, momento in cui sono presenti all’interno del lager 20.000 prigionieri di guerra sovietici.

Tra il luglio 1941 e l’aprile 1942 14.000 di questi muoiono per fame, tifo o a causa delle condizione ambientali insostenibili: la maggior parte dei prigionieri è infatti costretta a dormire all’addiaccio o in tende di fortuna.

Il KZ di Bergen-Belsen viene effettivamente aperto a partire nell’aprile 1943, quando una parte del campo passa sotto il comando delle SS in un sito adiacente il campo per prigionieri militari. I prigionieri russi superstiti vengono eliminati o trasferiti all’interno di Bergen, mentre i francesi e i belgi vengono trasferiti a Fallingbostel, un altro campo per prigionieri di guerra.

Del campo di prigionia rimane attivo solo un piccolo ospedale e le sue strutture verranno definitivamente smantellate nel gennaio 1945.

Bergen-Belsen è diviso in due sezioni denominate: Aufenthaltslager, campo residenziale, Häftlingslager, campo di detenzione.

Nel campo residenziale vengono confinati deportati ebrei che sarebbero dovuti servire come merce di scambio per liberare cittadini tedeschi prigionieri all’estero. Si stima che i prigionieri del campo residenziale siano almeno 14.700 tra il 1943 e il 1944. Di questi circa 2.560 vengono effettivamente scambiati.

Tra il 6 e l’11 aprile 1945, si decide di evacuare i circa 7.000 prigionieri ebrei rimasti in vita inviandoli al campo di concentramento di Theresienstadt con tre convogli. Dei tre convogli solo il secondo raggiunge la destinazione mentre il primo viene intercettato dagli americani nei pressi di Magdeburgo e il terzo continua il suo viaggio per due settimane verso est fino ad incrociare l’armata sovietica a Tröbitz.

L’Häftlingslager è invece impiegato come campo di detenzione. Data la costante crescita del numero dei deportati il lager viene suddiviso in quattro sezioni: Erholungslager, il “campo di convalescenza”, Zeltlager la “tendopoli”, Kleines

Frauenlager il “campo piccolo delle donne”, e Grosses Frauenlager il “campo grande delle donne”.

Inizialmente vengono qui deportate cinquecento persone, non di origini ebraiche, per essere sfruttate come manovalanza per la costruzione del lager. Nel febbraio 1944, terminato il lavoro, questi prigionieri vengono trasferiti nel campo di concentramento di Sachsenhausen.

Nel marzo 1944 il campo assume anche la funzione di campo di transito e diviene uno dei principali terminali per i prigionieri evacuati dai campi per via dell’avanzata delle truppe sovietiche da est. Nel novembre 1944 si rende necessario costituire il Kleines Frauenlager, campo piccolo delle donne, per sistemare circa 8.000 persone provenienti da Auschwitz tra cui Anne Frank, la sorella Margot e l’italiana Arianna Szörényi, sopravvissuta.

A causa del sovrappopolamento – il lager avrebbe dovuto detenere fino a 10.000 persone ma si trovò a doverne gestire fino a 60.000 – i morti tra il febbraio 1945 e il marzo passarono da 7.000 a 18.000 e siccome c’è un solo forno crematorio i cadaveri vengono tumulati in grandi fosse comuni.

Il campo viene liberato da inglesi e canadesi il 15 aprile 1945.

Diviene necessario incenerire le strutture del lager per limitare il dilagare delle epidemie di tifo e nonostante le cure, nelle settimane successive alla liberazione, muoiono altre 13.000 persone. Gli Alleati creano un campo di accoglienza per sfollati in un’area poco distante, sfruttando gli edifici appartenenti a una scuola militare tedesca, il quale rimane attivo fino al 1951 e ospita complessivamente più di 50.000 persone.