Dario Venegoni
Uomini, donne e bambini nel lager di Bolzano – Una tragedia italiana in 7.809 storie individuali.
Fondazione Memoria della Deportazione, Aned/ Mimesis, Milano 2004

 

Il volume, curato da Dario Venegoni, creatore e responsabile del sito dell’Aned, www.deportati.it,  per conto della Fondazione Memoria della deportazione e dell’Aned, si avvale della ricca conoscenza dell’autore sui temi della deportazione in genere e sul campo di Bolzano in particolare, anche per averne avuto diretta testimonianza dai genitori, Carlo Venegoni e Ada Buffulini, entrambi deportati in quel lager nel 1944 a causa della loro attività antifascista. Ada Buffulini, oltre ad essere attiva nel comitato clandestino di soccorso formatosi nel lager, fu impegnata, in qualità di medico, nell’infermeria del lager,  e delle sue lettere, uscite clandestinamente dal campo, e tuttora inedite, si avvale l’autore per ricostruire storie e percorsi di alcuni deportati.
Ma se la storia familiare ha forse costituito l’humus, come avviene  per gran parte delle ricerche storiche più appassionate e riuscite,  da cui è nato l’interesse dell’autore per quel lager,  alla base del lavoro c’è la consultazione di una miriade di fonti, eterogenee e anche di difficile catalogazione, che costituiscono, fatti salvi gli archivi di stato comunali, il ricco patrimonio delle associazioni che hanno sostenuto il lavoro. Memorie di deportati, interviste pubblicate e inedite, testimonianze scritte e orali, oltre alle conoscenze di Italo Tibaldi, consolidate da anni e anni di lavoro, hanno consentito all’autore di ricostruire  “una tragedia italiana in 7.809 storie individuali”, come recita il sottotitolo, restituendo identità ai deportati/e in quel lager e al lager stesso.

Non è ovviamente un libro di facile lettura, lo definirei piuttosto un libro di studio, non perché riservato agli studiosi del settore, quanto per gli infiniti spunti che offre alla riflessione e, perché no?, alla curiosità del lettore.
Con la accurata, onesta e appassionata guida che l’autore offre nelle prime pagine, ci si addentra in un universo variegato di persone – uomini, donne e bambini appunto – arrestate nei luoghi più diversi e per motivi altrettanto diversi; di tutti si vorrebbe sapere di più, ma dalle incertezze della ricerca così ben restituite dall’autore nelle pagine iniziali, si finisce per apprezzare enormemente quel po’ che si riesce a sapere, che finisce poi per essere tanto.
A ben vedere infatti il volume offre una enorme mole di dati: oltre a quelli esplicitati dall’autore, sia nelle schede individuali che nelle piste di lettura suggerite, infiniti altri se ne possono trarre, di cui è impossibile dar compiutamente conto in questa breve scheda illustrativa. Ogni nome, da quello più ricco di indicazioni a quello più scarno, suggerisce qualcosa, arricchisce la conoscenza, e pone contemporaneamente  domande, suscitando la fantasia ad immaginare vite e percorsi.
Mentre scrivo apro a caso la pagina 155, e lo sguardo è attirato dal nome Di Corato Nunzio, un giovane viticoltore astigiano di origine pugliese, 24 anni di età, partigiano, arrestato (in quali circostanze? con chi? come? …) portato a Milano, probabilmente per gli interrogatori (forse un sommario processo?), e dopo sei mesi di lager liberato finalmente. I più curiosi andranno a cercare con pazienza anche le indicazioni iniziali per ragionare su numero di matricola e blocco! E se si vuole andare anche oltre ci sono due righe di note che, con un altro po’ di pazienza ti dicono che il signor Di Corato dovrebbe abitare a Torino, e che comunque ha riempito ben due questionari (o forse è lo stesso che si trova in due archivi; leggendo bene si potrà probabilmente sapere…) da cui puoi trarre le risposte alle domande che ti eri posto.
Se invece della riflessione sulla singola persona si vuole ragionare trasversalmente su luoghi, date, professioni, e altro non c’è che da sedersi sotto un albero o vicino al camino e lasciarsi portare dalle pagine.
Non è il caso di enumerare i pregi del volume per gli studiosi del settore; basti ricordare il certosino lavoro di calcolo dei numeri di matricola dei deportati in relazione alla data di assegnazione, o la felice intuizione, comprovata dall’esame delle date dei trasporti, riguardante la pianificazione nazista della deportazione. La pista seguita dall’autore è quella indicata dall’indefesso lavoro di Italo Tibaldi, cui il volume è dedicato.
E da ultimo l’importanza del lavoro per la storia che restituisce del campo di Bolzano.
Negletto sinora dalla storiografia, anche specializzata, emerso appena dalle cronache per il processo agli aguzzini del lager, considerato sommariamente lager di transito verso i luoghi dello sterminio tedeschi, polacchi e austriaci, il lager di Bolzano emerge, attraverso nomi e note, oltre che dalle pagine introduttive dell’autore, in tutta la sua complessità ed il suo orrore.
Preziose infine le indicazioni sull’opera di soccorso, interna ed esterna, prestata ai deportati e alle deportate, dal comitato di soccorso attraverso, come si diceva, le lettere inedite di Ada Buffulini, una donna di cui ci piacerebbe sapere di più.

Olga Lucchi