Con il Patrocinio dei Comuni di

ISOLA DELLA SCALA      e      TREVENZUOLO

Aderiscono al progetto Pietre d’inciampo:

ANED, ANPI, ANPPIA Verona, Associazione Figli della Shoah, IVRES, IVrR, Movimento Nonviolento, rEsistenze, CGIL, CISL, UIL.

 


 

Pietre d’inciampo a

Isola della Scala e Trevenzuolo

Anche in provincia di Verona, dopo che il progetto europeo è iniziato dal 1993 e in Italia dal 2010, si avvia concretamente il progetto Pietre d’inciampo.

La sezione Aned di Verona, che da sempre lavora per costruire un’anagrafe dei deportati e delle deportate veronesi, ormai da qualche anno, così come le altre 26 sezioni provinciali, propone il progetto che ora, grazie alla disponibilità concreta e al patrocinio dei Comuni di Isola della Scala e Trevenzuolo, il 31 maggio p.v. vedrà posare le 9 prime pietre d’inciampo in provincia di Verona.

Lunedì 31 maggio 2021 verranno posate le prime nove “Pietre d’inciampo” sul territorio veronese, in ricordo dei deportati che non hanno più fatto ritorno alle loro case o che sono morti subito dopo il loro rientro.

Otto di queste pietre saranno collocate ad Isola della Scala, in Piazza Martiri della Libertà, alle ore 11.00, mentre la nona verrà posata a Trevenzuolo, in Via Roma (di fronte al Municipio) alle ore 17.00

Programma Pietre d’inciampo Isola della Scala

Programma Pietre d’inciampo Trevenzuolo

Pietre d’inciampo – Un nome, un volto, una storia


Pietre d’inciampo – L’origine e il significato

Dal 1995 in tutta Europa, grazie all’iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig, è nato il progetto ‘Pietre d’inciampo’, con l’obiettivo di disseminare il territorio di un monumento diffuso che obblighi anche il passante più distratto a interrogarsi sulla vita e sulla sorte di milioni di persone uccise nei lager nazisti.

L’avvenimento decisivo accade a Colonia nel 1990, quando un cittadino contesta la veridicità della deportazione nel 1940 di 1000 sinti della città renana, in occasione dell’installazione di un’opera scultorea per ricordarne la persecuzione.

Da quel momento Demnig si dedica a costruire il più grande monumento diffuso d’Europa, attraverso l’installazione di semplici pietre, ricoperte di ottone, poste sul suolo pubblico e laddove è possibile, proprio nei pressi dell’ultimo luogo di abitazione liberamente scelto da ognuna delle vittime, riportandone nome, data di nascita, di deportazione e di morte.

Un’iniziativa senza precedenti, che ha superato presto i confini della Germania in virtù della sua originale funzione di stimolo alla coscienza collettiva in molti paesi europei.

Mappa Pietre d’inciampo nella provincia di Verona (clicca sull’immagine per ingrandire)

Già oltre 80.000 pietre sono state poste in tutta Europa in 26 Paesi europei, a ricordo di chi è stato strappato dalle case, dai luoghi di lavoro, dalla scuola, da ogni affetto e possibilità di futuro.

Le ‘Pietre d’inciampo’, in tedesco Stolpersteine, nascono come reazione a ogni forma di negazionismo e di oblio, per ricordare tutte le vittime del nazional-socialismo che, per qualsiasi motivo, siano state perseguitate: religione, ‘razza’, idee politiche, orientamenti sessuali.

Le pietre sono il simbolo di un dolore privato che si fa pubblico, nomi che tornano a risuonare per tutti e che ci spingono a interrogarci continuamente, rappresentando contemporaneamente una commemorazione personale e un invito alla riflessione civile.

In Italia le prime 30 ‘Pietre d’inciampo’, sono state poste a Roma nel 2010, grazie al progetto ‘Memoria d’inciampo’ curato da Adachiara Zevi che nel 2012 fonda l’Associazione ‘Arteinmemoria’.

Nei tantissimi comuni italiani interessati dalle deportazioni, sono stati costituiti Comitati locali di cui fanno parte associazioni resistenziali e civili, impegnate nell’intento di mantenere viva la memoria delle vittime del nazifascismo proprio nei luoghi della quotidianità.


Gunter Denmig con il consigliere provinciale di Aned Verona Sandro Campagnola

La Resistenza nell’Isolano

Le vicende che segnano la storia della Resistenza nella zona compresa tra Isola della Scala, Trevenzuolo e Salizzole sono legate, essenzialmente, alla nascita di un importante Comitato di liberazione, guidato dall’avvocato Gracco Spaziani, e alla diffusione sul territorio della missione militare Rye, guidata da Carlo Perucci.

Gracco Spaziani, socialista e antifascista di lungo corso, assieme ai fratelli Elio e Leonida, è anche tra i protagonisti della riunione veronese che il 26 settembre 1943 decide la nascita del primo Cln provinciale di Verona. In quella occasione sottolinea che nella Bassa «già esistevano dei focolai di resistenza animati da gruppi solidali nell’azione sabotatrice».

In realtà, nonostante queste affermazioni, diversi mesi separano le prime manovre politiche dell’antifascismo veronese dalla costituzione vera e propria del Cln di Isola della Scala, fondato da Spaziani soltanto nella primavera del 1944. L’avvocato chiama attorno a sé alcuni amici antifascisti del luogo o sfollati a Isola della Scala: Ugo Sesini, Adolfo Cestaro, Guido Grisotto, Luigi Gruppo, Pietro Mantovani, Luigi Soffiati. Quest’ultimo è l’unico ad avere una affiliazione diretta con il Partito comunista.

Il Cln isolano cerca fin da subito di mettersi in contatto con la missione Rye, promossa dal Regno del Sud al comando di Perucci. Quest’ultimo, grazie ai suoi trascorsi come presidente dell’Azione cattolica veronese tra il 1936 e il 1939, godeva di diversi contatti con gli ambienti religiosi di tutta la provincia. Grazie all’impulso della Rye nasce il raggruppamento militare Lupo, affidato al maggiore Angelo De Stefani nel settembre del 1944, che aveva battaglioni a Villafranca, Isola della Scala e Nogara. Della formazione militare fa parte anche il tenente Agostino Barbieri. Alla missione Rye, di evidente ispirazione cattolica, si avvicinano anche i due fratelli Corrà, Flavio e Gedeone, probabilmente tra i primi uomini ad essere contattati di Perucci nell’Isolano. Grazie a loro vengono costituiti diversi gruppi di partigiani anche a Salizzole, a Bovolone e in altri centri minori.

Nel corso della primavera del 1944, Isola della Scala viene investita da un primo, pesante, rastrellamento ad opera della Wehermacht e della Brigata nera fascista. L’azione militare costituisce solo il preludio di un’iniziativa repressiva più incisiva. All’alba del 22 novembre, infatti, una vasta operazione di polizia porta all’arresto di tutto il Cln di Isola, del tenente Barbieri e dei due fratelli Corrà. In tutto dieci uomini che vengono trasferiti a Verona dove subiscono pesanti e ripetuti interrogatori. Dalle carceri scaligere vengono infine inviati nei campi in Germania. Nove di loro non hanno più fatto ritorno. Gli arresti dell’inverno del 1944 destrutturano la Resistenza nell’Isolano.

Questa verrà rivitalizzata settimane dopo dal terzo Clnp di Verona grazie alla costituzione di nuove formazioni armate che operano in questa zona con azioni di sabotaggio fino al giorno della Liberazione.


ISOLA DELLA SCALA


ADOLFO CESTARO

figlio di Umberto e Maria Padovani, nasce a Isola della Scala (Verona) il 27 marzo 1920. Celibe e di mestiere muratore, risiede a Isola della Scala in Via della Torre n° 20.

Partigiano della Brigata “Anita” e membro del Comitato di Liberazione Nazionale di Isola della Scala, viene arrestato dai fascisti (Brigate Nere) assieme alla Gendarmeria tedesca a Isola della Scala il 19 novembre 1944. Detenuto a Verona, è poi trasferito nel Campo di concentramento e transito di Bolzano. Su disposizione della Sipo di Verona (Sicherheitspolizei – Polizia di Sicurezza), viene deportato nel Campo di concentramento di Mauthausen il 14 dicembre 1944 (trasporto n° 111). All’arrivo, il 19 dicembre 1944, gli viene assegnato il numero di matricola 113939 ed è classificato come deportato per motivi precauzionali (SCH – Schutzhäftlinge).  Il 29 dicembre 1944 è trasferito a Gusen (campo satellite di Mauthausen) e poi ricoverato presso l’infermeria di Mauthausen (Revier) il 1° marzo 1945. Muore a Mauthausen l’11 aprile 1945.

 

Documento di registrazione del KL di Mauthausen (fonte: The Arolsen Archives online collections – 1390145 / Cestaro Adolfo – Mauthausen)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


FLAVIO CORRÀ

figlio di Rodolfo e Angela Serafini, nasce a Salizzole – località Val degli Olmi (Verona) il 7 aprile 1917. Studente universitario, risiede a Isola della Scala (Verona) ed è celibe.

Partigiano del Battaglione “Lupo” (Brigata “Anita”), fa parte della Missione militare Rye (servizio informazioni) ed è membro del Comitato di Liberazione Nazionale di Isola della Scala. Viene arrestato dai fascisti (Brigate Nere) assieme alla Gendarmeria tedesca a Campagnol di Salizzole il 22 novembre 1944 e portato al Comando tedesco di Tarmassia (Verona) dove viene interrogato e torturato. Sarà poi trasferito al Comando delle Brigate Nere di Verona ed infine, il 1° dicembre 1944,  presso il Palazzo INA (sede del Comando Generale SS e Polizia di Sicurezza – Befehlshaber der Sicherheitspolizei und des Sicherheitsdienst / B.d.S Italien). Il 5 dicembre 1944 viene internato nel Campo di concentramento e transito di Bolzano. Su disposizione del BDS di Verona (Befehlshaber der Sicherheitspolizei und des SD – Comandante della Polizia di Sicurezza e Servizi di Sicurezza), viene deportato nel Campo di concentramento di Flossenbürg il 19 gennaio 1945 (trasporto n° 118). All’arrivo, il 23 gennaio 1945, gli sarà assegnato il numero di matricola 43565 e sarà classificato come deportato per motivi politici (POL – Politisch). Muore a Flossenbürg il 1° aprile 1945.

Documento di registrazione / effetti personali del KL di Flossenbürg (fonte: The Arolsen Archives online collections – 10844460 / Corrà Flavio – Flossenbürg)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


GEDEONE CORRÀ

figlio di Rodolfo e Angela Serafini, nasce a Salizzole (Verona) il 18 settembre 1920. Studente universitario, risiede a Isola della Scala (Verona) ed è celibe.

Partigiano del Battaglione “Lupo” (Brigata “Anita”), fa parte della Missione militare Rye (servizio informazioni) ed è membro del Comitato di Liberazione Nazionale di Isola della Scala. Viene arrestato dai fascisti (Brigate Nere) assieme alla Gendarmeria tedesca a Campagnol di Salizzole il 22 novembre 1944 e portato al Comando tedesco di Tarmassia (Verona), dove viene interrogato e torturato. Viene poi trasferito al Comando delle Brigate Nere di Verona ed infine, il 1° dicembre 1944, presso il Palazzo INA. Il 5 dicembre 1944 viene internato nel Campo di concentramento e transito di Bolzano. Su disposizione del BDS di Verona, viene deportato nel Campo di concentramento di Flossenbürg il 19 gennaio 1945 (trasporto n° 118). All’arrivo, il 23 gennaio 1945, gli viene assegnato il numero di matricola 43566 e viene classificato come deportato per motivi politici (POL – Politisch). Muore a Flossenbürg il 16 marzo 1945.

Certificato di morte del KL di Flossenbürg (fonte: The Arolsen Archives online collections – 10844466 / Corrà Gedeone – Flossenbürg)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


GIACOMO FERRI

figlio di Albina Tonato, nasce a Isola della Scala (Verona) il 25 maggio 1914. Di mestiere muratore.

Soldato del 3° Reggimento Savoia Cavalleria, dopo l’arresto, viene detenuto nel Reclusorio militare di Peschiera del Garda (Verona). Su disposizione della Kripo di Monaco di Baviera (Kriminalpolizei – Polizia criminale), viene deportato nel Campo di concentramento di Dachau sul convoglio partito da Peschiera del Garda il 20 settembre 1943 (trasporto n° 2).

All’arrivo, il 22 settembre 1943, gli viene assegnato il numero di matricola 54737 e viene classificato come deportato ai lavori forzati (AZR – Arbeitszwang Reich). Muore a Dachau il 18 febbraio 1944.

Certificato di morte del KL di Dachau (fonte: The Arolsen Archives online collections – 10042079 / Ferri Giacomo – Dachau)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


LUIGI GRUPPO

figlio di Alberico e Molesani Fulvia, nasce a Bovolone (Verona) il 30 giugno 1910. Di mestiere macellaio, è coniugato con Adalgisa Caliari.

Partigiano combattente della Brigata “Anita” e membro del Comitato di Liberazione Nazionale di Isola della Scala, viene arrestato dai fascisti (Brigate Nere) assieme alla Gendarmeria tedesca il 22 novembre 1944 a Isola della Scala (Verona). Detenuto a Verona, viene poi trasferito nel Campo di concentramento e transito di Bolzano. Su disposizione del BDS di Verona, viene deportato nel Campo di concentramento di Flossenbürg il 19 gennaio 1945 (trasporto n° 118). All’arrivo, il 23 gennaio 1945, gli assegnano il numero di matricola 43584 e la categoria di deportato per motivi politici (POL – Politisch). Il 3 febbraio 1945 è trasferito a Porschdorf e poi a Leitmeritz (campi satellite di Flossenbürg). Infine è trasferito a Theresienstadt. All’arrivo, il 21 aprile 1945, gli viene assegnato il numero di matricola 2337011 e la categoria di deportato per motivi politici (POL – Politisch). Liberato dai russi l’8 maggio 1945, sarà ricoverato in un ospedale in Cecoslovacchia fino al 16 agosto 1945, giorno in cui viene rimpatriato dalla Croce Rossa. Muore dopo il suo rientro a Isola della Scala il 20 settembre 1945.

Documento di registrazione / effetti personali del KL di Flossenbürg (fonte: The Arolsen Archives online collections – 10879643 / Gruppo Luigi – Flossenbürg)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


ADELINO MINALI

figlio di Artidoro e Carolina Barcelli, nasce a Isola della Scala (Verona) il 9 gennaio 1920. Di mestiere agricoltore, risiede a Isola della Scala (Contrada Doltra) ed è celibe.

Viene arrestato a Isola della Scala e poi trasferito nel Campo di concentramento e transito di Bolzano, dove gli viene assegnato il numero di matricola 8100. Su disposizione della Sipo di Verona (Sicherheitspolizei – Polizia di Sicurezza), viene deportato nel Campo di concentramento di Mauthausen il 1° febbraio 1945 (trasporto n° 119). All’arrivo, il 4 febbraio 1945, gli viene assegnato il numero di matricola 126295 e viene classificato come deportato per motivi precauzionali (SCH – Schutzhäftlinge). Il 17 febbraio 1945 viene trasferito a Gusen (campo satellite di Mauthausen). Muore a Gusen il 27 aprile 1945.

 

 

 

Documento di registrazione del KL di Mauthausen (fonte: The Arolsen Archives online collections – 1633079 / Minali Adelino – Mauthausen)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


LUIGI SOFFIATI

figlio di Mariano e Buratto Diomira, nasce a Salizzole (Verona) il 6 settembre 1915. Di mestiere contadino (poi anche impiegato e commerciante), risiede a Isola della Scala – frazione Guasto (Verona), è coniugato con Dina Gemmo e padre di un figlio.

Militante del Partito Comunista, partigiano della Brigata “Anita” (Commissario Politico) e membro del Comitato di Liberazione Nazionale di Isola della Scala, viene arrestato a Isola dalle Brigate Nere assieme alla Gendarmeria tedesca il 22 novembre 1944 e detenuto presso il Palazzo INA. Viene poi trasferito nel Campo di concentramento e transito di Bolzano. Su disposizione della Sipo di Verona, viene deportato nel Campo di concentramento di Mauthausen il 14 dicembre 1944 (trasporto n° 111). All’arrivo, il 19 dicembre 1944, gli viene assegnato il numero di matricola 114107 e viene classificato come deportato per motivi precauzionali (SCH – Schutzhäftlinge). Il 3 gennaio 1945 viene trasferito a Melk-Quarz (campo satellite di Mauthausen). Muore a Ebensee il 9 maggio 1945 (dopo la liberazione del campo).

Documento di registrazione del KL di Mauthausen (fonte: The Arolsen Archives online collections – 1771776 / Soffiati Luigi – Mauthausen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


GRACCO SPAZIANI

figlio di Fabio Secondo e Stocchetti Eloisa, nasce a Lonigo (Vicenza) il 18 maggio 1884. Di mestiere avvocato, risiede a Isola della Scala (Verona), è coniugato con Giuseppina Sardini e padre di quattro figlie e un figlio.

Iscritto al Partito Socialista e schedato in CPC (Casellario Politico Centrale – schedario dei sovversivi) è il fondatore del Comitato di Liberazione Nazionale di Isola della Scala. Viene arrestato dai fascisti (Brigate Nere) assieme alla Gendarmeria tedesca a Isola della Scala il 22 novembre 1944 e portato al Comando tedesco di Tarmassia (Verona), dove viene interrogato e torturato. Viene poi trasferito al Comando delle Brigate Nere di Verona ed infine presso il Palazzo INA. Viene poi trasferito nel Campo di concentramento e transito di Bolzano. Su disposizione della Sipo di Verona, viene deportato nel Campo di concentramento di Mauthausen l’8 gennaio 1945 (trasporto n° 115). All’arrivo, l’11 gennaio 1945, gli viene assegnato il numero di matricola 115834 e viene classificato come deportato per motivi precauzionali (SCH – Schutzhäftlinge). Muore a Mauthausen il 9 febbraio 1945.

 

Particolare del “Registro decessi” del KL di Mauthausen (dati anagrafici e sulla deportazione) – (fonte: The Arolsen Archives online collections – 1289950 / Spaziani Gracco – Mauthausen

 


Altri deportati nati, residenti o arrestati a Isola della Scala

Avanzini Ettore, risiede a Isola della Scala (Verona). Dopo l’arresto viene trasferito da Verona nel Campo di concentramento e transito di Bolzano. All’arrivo gli viene dato il numero di matricola 160 e viene assegnato al Blocco B. Viene liberato ai primi di maggio del 1945.

Barbieri Agostino, figlio di Umberto e Giuseppina Carletti, nasce a Isola della Scala (Verona) il 30 marzo 1915. Di mestiere pittore e scultore, risiede a Isola della Scala ed è celibe. Comandante partigiano del “Battaglione Lupo”, fa parte della Missione militare Rye (servizio informazioni) ed è membro del Comitato di Liberazione Nazionale di Isola della Scala. Viene arrestato da fascisti e Gendarmeria tedesca a Tarmassia (Verona) il 21 novembre 1944. Detenuto a Verona, viene poi trasferito nel Campo di concentramento e transito di Bolzano e assegnato al Blocco E. Su disposizione della Sipo di Verona, viene deportato nel Campo di concentramento di Mauthausen il 14 dicembre 1944 (trasporto n° 111). All’arrivo, il 19 dicembre 1944, gli viene assegnato il numero di matricola 113883 e viene classificato come deportato per motivi precauzionali (SCH – Schutzhäftlinge). Il 21 febbraio 1945 viene trasferito a St. Aegyd (campo satellite di Mauthausen). Viene poi trasferito a Mauthausen il 4 aprile 1945. Liberato dai soldati dell’Esercito americano a Mauthausen il 5 maggio 1945 e rimpatriato nel giugno del 1945.

Ferrari Arrigo, nasce a Isola della Scala (Verona) il 2 luglio 1922. Di mestiere fornaio, viene deportato da Milano il 14 febbraio 1945 nel Campo di concentramento e transito di Bolzano. All’arrivo, gli viene dato il numero di matricola 9801 e viene assegnato al Blocco D M Sarentino. Viene liberato ai primi di maggio del 1945.

Guadagnini Giuseppe, figlio di Ettore e Maria Rebonato, nasce a Isola della Scala (Verona) il 9 novembre 1912. Di mestiere elettro meccanico, risiede a Verona, è coniugato con Soffiati Lea e padre di tre figli. Viene arrestato a Pescantina (Verona) il 7 agosto 1943 e detenuto, prima a Forte San Mattia e poi presso il Palazzo INA. Viene successivamente trasferito nel Campo di concentramento e transito di Bolzano. Su disposizione del BDS di Verona, viene deportato nel Campo di concentramento di Dachau il 5 ottobre 1944 (trasporto n° 90). All’arrivo, il 9 ottobre 1944, gli viene assegnato il numero di matricola 113342 e viene classificato come deportato per motivi precauzionali (SCH – Schutzhäftlinge). Il 6 novembre 1944 riesce a fuggire dal campo. Viene catturato e riportato a Dachau il 13 novembre 1944 dove gli viene assegnata la categoria di deportato per motivi politici (POL – Politisch). Viene infine trasferito a Langensalza (campo satellite di Buchenwald) il 17 novembre 1944. All’arrivo, il 4 dicembre 1944, gli viene assegnato il numero di matricola 96750. Viene liberato a Langensalza il 1° aprile 1945.

Modenini Fiore, figlio di Ernesta Panzarini, nasce a Isola della Scala (Verona) il 21 ottobre 1925. Viene arrestato da SS e nazifascisti durante un rastrellamento a Isola della Scala il 21 novembre 1944. Viene deportato con destinazione il Campo di concentramento e transito di Bolzano. Viene poi trasferito a Berlino e Francoforte sul Meno come lavoratore coatto. Viene liberato a Francoforte sul Meno e rimpatriato l’11 agosto 1945 .

Roveda Giuseppe, figlio di Santo, nasce a Isola della Scala (Verona) il 1° gennaio 1924. Di mestiere meccanico d’auto, risiede a Isola della Scala ed è celibe. Dopo l’arresto, viene trasferito nel Campo di concentramento e transito di Bolzano. Su disposizione della Sipo di Verona, viene deportato nel Campo di concentramento di Mauthausen il 1° febbraio 1945 (trasporto n° 119). All’arrivo, il 4 febbraio 1945, gli viene assegnato il numero di matricola 126411 e viene classificato come deportato per motivi precauzionali (SCH – Schutzhäftlinge). Il 16 febbraio 1945 viene trasferito a Gusen (campo satellite di Mauthausen). Viene liberato dai soldati dell’Esercito americano a Mauthausen il 5 maggio 1945.

Sandrini Gino, figlio di Giovanni, nasce a Isola della Scala (Verona) il 6 febbraio 1922. Di mestiere autista, risiede a Isola della Scala. Dopo l’arresto, viene detenuto a Verona, per poi essere trasferito nel Campo di concentramento e transito di Bolzano. Su disposizione della Sipo di Verona, viene deportato nel Campo di concentramento di Mauthausen il 5 agosto 1944 (trasporto n° 73). All’arrivo, il 7 agosto 1944, gli viene assegnato il numero di matricola 82512 e viene classificato come deportato per motivi precauzionali (SCH – Schutzhäftlinge). Viene liberato dai soldati dell’Esercito americano a Mauthausen il 5 maggio 1945.

Spaziani Elio, figlio di Fabio Secondo e Stocchetti Eloisa, nasce a Isola della Scala (Verona) il 4 dicembre 1901. Di mestiere impiegato e funzionario, risiede a Isola della Scala ed è coniugato con Maria Michelazzi. Schedato in CPC (Casellario Politico Centrale – schedario dei sovversivi). Dopo l’arresto, viene trasferito nel Campo di concentramento e transito di Bolzano. Su disposizione della Sipo di Verona (Sicherheitspolizei – Polizia di Sicurezza), viene deportato nel Campo di concentramento di Mauthausen il 5 agosto 1944 (trasporto n° 73). All’arrivo, il 7 agosto 1944, gli viene assegnato il numero di matricola 82529 e viene classificato come deportato per motivi precauzionali (SCH – Schutzhäftlinge). Il 9 agosta 1944 è trasferito a Linz e utilizzato nel disinnesco di bombe e nella costruzione di rifugi antiaereo. Riesce a scappare e a tornare in Italia.


TREVENZUOLO


UGO SESINI

figlio di Vittorio ed Erminia Crotta, nasce il 19 gennaio 1899 a Trapani (la famiglia, di origine veronese, si era trasferita provvisoriamente al seguito del padre, generale dell’esercito).

Inizia lo studio della musica a dieci anni, a Verona. A soli sedici anni si diploma in pianoforte al Liceo musicale Martini di Bologna.

Dopo aver prestato servizio militare per 2 anni nella Prima guerra Mondiale, viene congedato il 20 dicembre 1920. L’anno seguente si laurea a Roma in Lettere e Filosofia, conseguendo nel 1922 la Licenza Gregoriana nel Pontificio Istituto di Musica Sacra e nel 1923 il Diploma di Licenza e Magistero in Composizione a S. Cecilia. Nel 1927 collabora con A. Guarnieri alla prima esecuzione della nona sinfonia in Arena. Nel 1932 è nuovamente a Roma, dove consegue l’abilitazione all’insegnamento in Storia e Paleografia Musicale.

È professore di latino, greco e storia dell’arte al Liceo classico Stimate di Verona e di canto liturgico alla Scuola Superiore d’Arte Cristiana Beato Angelico di Milano. Dal 1933 al 1938 insegna all’Università di Bologna, dove per primo introduce in Italia il Corso di Storia e Filologia Musicale. Nel 1939 inizia l’insegnamento all’Università di Napoli e ottiene l’incarico di bibliotecario al Conservatorio di S. Pietro a Maiella, allora la più grande e ricca biblioteca musicale d’Italia.

Si dedica allo studio della paleografia musicale, con importanti pubblicazioni sul canto gregoriano e l’arte  trovadorica.

Dal 1932 fissa la sua residenza a Trevenzuolo, dove la famiglia possedeva un podere.

Nel 1943, sfollato da Milano, vi si trasferisce definitivamente, per stare vicino alla moglie, la scrittrice Silvestra Tea, e il figlio.

L’angoscia per l’immane catastrofe lo spinge ad aderire Aderisce al Comitato di Liberazione Nazionale di Isola della Scala (Cln), e a far parte della e alla Brigata partigiana “Anita”, dal 1° marzo al 1° maggio del  1944.

Il 22 novembre del 1944 viene arrestato dai fascisti della Brigata Nera di Verona, insieme al figlio, poi rilasciato, e agli altri componenti del Cln di Isola della Scala. Nel corso di violenti interrogatori gli viene spezzato un braccio, mentre militari nazisti occupano l’abitazione, bruciando e rubando libri ed altre proprietà.

Per la sua scarcerazione interviene il cardinale di Milano Schuster, ma inutilmente.

Sesini, viene trasferito nel Campo di concentramento e transito di Bolzano dove gli viene assegnato il numero di matricola 6760. Su disposizione della Sipo di Verona, viene deportato nel Campo di concentramento di Mauthausen il 14 dicembre 1944. All’arrivo, il 19 dicembre 1944, gli viene assegnato il numero di matricola 114105 e viene classificato come deportato per motivi precauzionali (SCH – Schutzhäftlinge). Viene poi trasferito a Gusen (campo satellite di Mauthausen). Muore a Gusen alle ore 6.30 del il 27 febbraio 1945.

Particolare del “Registro decessi” del KL di Mauthausen/Gusen (fonte: The Arolsen Archives online collections – 1318933 / Sesini Ugo – Mauthausen/Gusen

 

 

 

 

Durante la prigionia coltiva il progetto di dirigere in piazza del Duomo a Milano un grande concerto per tutti i superstiti. Resterà un sogno, stroncato dalla morte nel Lager, testimonianza ultima di un grande amore per la musica, di cui resta memoria nelle sue  opere.

Anche gli altri membri del Cln di Isola della Scala saranno arrestati, trasferiti deportati a Bolzano e da lì poi deportati in diversi campi di concentramento, dove la maggior parte di loro troveranno troverà la morte: Adolfo Cestaro e Gracco Spaziani a Mauthausen, Flavio e Gedeone Corrà a Flossenburg, Luigi Gruppo, morì in Italia poco dopo il ritorno per i patimenti subiti a Flossenburg, Luigi Soffiati a Ebensee, Gracco Spaziani a Mauthausen. Agostino Barbieri e Pietro Mantovani ritornarono da Mauthausen, Guido Grisotto, da Vipiteno.


Altri deportati nati, residenti o arrestati a Trevenzuolo

Stevano Raffaello, figlio di Giovanni e Dorina Bignotto, nasce a Trevenzuolo (Verona) il 7 marzo 1926. Celibe, è di mestiere pavimentista. Partigiano, viene arrestato dai nazifascisti a Verona il 12 settembre 1944. Detenuto, prima nella caserma delle Camicie Nere nei pressi del Teatro Romano e poi presso il Palazzo INA. Viene successivamente trasferito nel Campo di concentramento e transito di Bolzano. Su disposizione del BDS di Verona, viene deportato nel Campo di concentramento di Flossenbürg il 19 gennaio 1945 (trasporto n° 118). All’arrivo, il 23 gennaio 1945, gli viene assegnato il numero di matricola 43740 e viene classificato come deportato per motivi politici (POL – Politisch). Il 5 febbraio 1945 viene trasferito a Ring-Saal Donau (campo satellite di Flossenbürg). Viene poi trasferito a Dachau il 9 aprile 1945. Arrivato il 24 aprile 1945, gli viene dato il numero di matricola 159778 e gli viene assegnata la categoria di deportato per motivi precauzionali (SCH – Schutzhäftlinge). Viene liberato a Dachau e rimpatriato il 13 giugno 1945. Muore a Chievo (frazione di Verona) dopo il 28 ottobre 1945.

Trevisani Angiolino, nasce a Trevenzuolo (Verona) il 10 aprile 1924. Soldato, viene arrestato a Udine e deportato nel Campo di concentramento di Dora Mittelbau. All’arrivo, il 9 maggio 1944 gli viene assegnato il numero di matricola 0214 e viene classificato come prigioniero di guerra (KGF – Kriegsgefangene). Viene poi trasferito a Ellrich (campo satellite di Dora). Verrà liberato nell’aprile del 1945.


Note sui lager dove trovarono la morte i deportati di Isola della Scala e Trevenzulo

DACHAU

Il campo di concentramento di Dachau è il primo campo di concentramento nazista, aperto, su iniziativa di Heinrich Himmler, il 22 marzo 1933, solo un mese dopo l’ascesa al potere di Adolf Hitler. Il campo, ricavato dalla ristrutturazione degli edifici e dei terreni di una fabbrica di munizioni in disuso, viene originariamente progettato per la detenzione di circa 5.000 deportati e viene utilizzato come “campo modello”, nel quale vengono sperimentate e messe a punto le più metodiche tecniche di annientamento fisico e psichico dei deportati attraverso il lavoro. Il lager viene aperto con il preciso scopo di “rieducare” gli oppositori politici del nazismo che, in alcuni casi, quando si ritiene che la disciplina e i trattamenti subiti durante l’internamento abbiano sortito l’effetto prefissato, vengono rilasciati.

Inizialmente la sorveglianza del lager è di competenza della polizia bavarese, ma dal giugno 1933 le SS prendono il pieno potere gestionale. Allafine dello stesso mese viene nominato comandante del campo Theodor Eicke, i cui piani di organizzazione e ampliamento del lager diventano modello per la costruzione degli altri campi.

Negli anni successivi, oltre ai prigionieri politici, per lo più comunisti e socialisti, anche altre categorie di persone vengono rinchiuse a Dachau: testimoni di Geova, ebrei, rom, sinti, omosessuali, persone ritenute “asociali” e criminali comuni. Dachau è anche il campo principale nel quale vengono internati esponenti del clero cristiano: secondo la Chiesa Romana circa 3000 preti vengono rinchiusi nel cosiddetto «Blocco dei sacerdoti».

In totale i deportati a Dachau furono all’incirca 120 mila, 11 mila dei quali italiani.

Come negli altri lager, anche a Dachau i nazisti affidano la gestione interna agli stessi deportati. In breve tempo nel campo si trova una moltitudine di nazionalità e lingue diverse: tedeschi, austriaci, russi, polacchi, francesi, italiani, cecoslovacchi, ungheresi vivono insieme, dividendosi la fatica, le umiliazioni, la violenza degli aguzzini. L’alto numero di internati fa sì che attorno a Dachau si sviluppi una fitta rete di sottocampi, molti dei quali sorgono nei pressi di fabbriche tedesche come la Zeppelin, la Messerschmitt AG, la BMW, la Dornier, l’Agfa, che utilizzano i deportati come forza lavoro schiavile.

Dal 2 gennaio 1942 i deportati ormai inabili al lavoro iniziano ad essere trasportati verso il Castello di Hartheim, chiamato anche in modo sarcastico “il sanatorio di Dachau”. Solo nel primo anno 32 trasporti raggiungono il castello.

Un altro metodo efficace di eliminazione dei deportati è quello degli esperimenti pseudo-scientifici sull’organismo umano.

Nonostante l’avanzata del fronte alleato, gli ultimi giorni di attività del campo vedono ancora l’arrivo di nuovi detenuti, per esempio da Buchenwald, stremati durante le Marce della Morte. Il 28 aprile 1945 il nuovo comandante Max Ulich organizza la resa.

Il 29 aprile 1945 il campo di Dachau viene liberato dall’Esercito degli Stati Uniti. I soldati americani, inorriditi per le condizioni dei prigionieri, iniziano ad uccidere una ad una tutte le guardie del campo. Gli americani, inoltre, non si oppongono al giustizialismo dei detenuti verso i loro ex-aguzzini: lo ritengono anzi un loro diritto. Nei giorni successivi alla liberazione gli abitanti della città di Dachau vengono condotti all’interno del lager, affinché vedano gli orrori del campo.

Dal mese di luglio 1945 le autorità militari statunitensi utilizzano il campo di Dachau per dare seguito alle sentenze di morte contro i criminali di guerra nazisti condannati al termine dei Processi di Norimberga.

(Fonte ANED – Georgia Mariatti)


FLOSSENBÜRG

Lager “di frontiera”, situato nel nord-est della Baviera vicino al confine con la regione dei Sudeti (all’epoca territorio cecoslovacco), il KL Flossenbürg viene aperto il 3 maggio 1938 da prigionieri provenienti da Dachau. […]

Con l’inizio e l’evoluzione della guerra, e l’aumento della popolazione del Lager, il lavoro e l’assetto del campo subiscono consistenti modifiche. I primi deportati non tedeschi sono “politici” cecoslovacchi e polacchi, giunti a partire dalla primavera 1940; alla fine dello stesso anno giungono anche i prigionieri di guerra sovietici, confinati in tre blocchi (11-13) isolati all’interno stesso del lager. A partire dal 1942 vengono aperti sottocampi destinati alla produzione di armi e macchine belliche (tra le altre, spicca la produzione degli aerei Messerschmitt 109). Distribuiti tra Baviera, Sassonia e Boemia, arrivano al numero di 97: cinque di essi vengono ceduti dall’amministrazione del lager di Ravensbrück a quella di Flossenbürg nel settembre 1944. Circa la metà (45) erano sfruttati per la produzione industriale; in un quarto di essi (22) si svolgevano attività legate all’edilizia e alle costruzioni. Tra i sottocampi più grandi vanno ricordati quelli di Hersbrück (oltre 4800 internati) e Leitmeritz (Litomerice; oltre 5.000 internati). In quello di Mülsen-Sankt Micheln, ha luogo anche una rivolta dei prigionieri, soffocata nel sangue (maggio 1944). Luogo di “sterminio attraverso il lavoro”, Flossenbürg conosce anche esecuzioni di massa mirate, soprattutto di prigionieri di guerra sovietici. A Flossenbürg vengono eseguite anche condanne a morte legate all’attentato contro Hitler, tra qui quella del teologo e filosofo Dietrich Bonhoeffer. Campo maschile fino al gennaio 1943, Flossenbürg vede poi affluire un numero crescente di donne deportate, sempre distribuite nei lager dipendenti (un settore femminile nel Lager principale fu aperto solo nel marzo 1945). Al termine di questo periodo (fine 1944) il sistema di lager coordinato dal KL Flossenbürg racchiude circa 40.000 prigionieri, di cui 11.000 donne. Nel 1945 affluiscono deportati evacuati dai lager dell’Est, come Auschwitz, e da altri che vengono progressivamente sfollati, in particolare Gross-Rosen e Buchenwald. A metà aprile i prigionieri risultano 45.813 (di cui 16.000 donne). Nella prospettiva di un’avanzata della 90a Divisione di Fanteria dell’Esercito degli Stati Uniti, il lager principale viene evacuato e i 14.800 prigionieri in grado di camminare vengono avviati verso sud (negli stessi giorni è in atto l’evacuazione, con altrettante “marce della morte”, dei vari sottocampi). La marcia dura tre giorni, fino a quando la colonna viene intercettata dalle truppe alleate; mora circa un terzo dei prigionieri, a cui si aggiungono i 1.500 morti nell’evacuazione complessiva dei sottocampi. Il Lager principale viene liberato il 23 aprile; qui si trovano ancora 1.500 prigionieri, malati o impossibilitati a muoversi. Secondo le fonti più recenti risultano registrati nell’insieme del lager principale e dei sottocampi 96.716 internati, di cui circa 16.000 donne. I morti individuati sono circa 30.000. Si tratta, come spesso avviene in questo tipo di ricerche, di cifre non sicure e approssimate per difetto. Oltre ai casi di mancata registrazione, risulta infatti che a Flossenbürg i numeri di matricola di prigionieri deceduti venivano riassegnati, almeno fino al marzo 1944. Quanto alle nazionalità dei prigionieri, polacchi e sovietici assommavano al 60% del totale, seguiti da ungheresi (9%), francesi (7%) e tedeschi (5%) . Gli ebrei passati per Flossenbürg sono stati circa 10.000.

I deportati italiani a Flossenbürg

Se i primi italiani arrivarono da altri lager già nel 1943, nell’ordine di alcune centinaia, poco più di 2.600 italiani vengono deportati dall’Italia a Flossenbürg tra il settembre 1944 e il gennaio 1945, con tre trasporti partiti da Bolzano (settembre e dicembre 1944, gennaio 1945) e due da Trieste (dicembre 1944 e gennaio 1945).

Tra i 5.124 nominativi di italiani individuati risultano 545 donne. Anche fra queste alcune provengono da altri lager; in particolare un certo numero di deportate per motivi politici (per la precisione operaie arrestate dopo gli scioperi del marzo 1944), in un primo tempo inviate a Birkenau e di qui trasferite a Flossenbürg. Rimane da studiare con precisione la percentuale dei decessi. Un terzo degli italiani (1.077) è sicuramente morto in lager; ma solo di 180 deportati è attualmente documentata la liberazione.

(Fonte ANED – Lucio Monaco)


MAUTHAUSEN

Il campo di concentramento di Mauthausen viene aperto l’8 agosto del 1938, appena 5 mesi dopo l’Anschluss, l’annessione dell’Austria al Reich tedesco. Il campo si presenta come una fortezza di pietra costruita dai prigionieri in cima alla collina che sovrasta la piccola cittadina di Mauthausen. Già durante la Prima Guerra Mondiale nel territorio del Comune di Mauthausen era stato allestito un enorme campo per prigionieri militari nel quale morirono migliaia di soldati di molti paesi nemici dell’impero austro-ungarico.

Questa zona viene scelta come sede di un campo di concentramento per la sua vicinanza con la cava di granito, all’interno della quale i prigionieri sono impiegati nel lavoro forzato per la “Deutsche Erd-und Steinwerke GmbH”, una ditta di proprietà delle SS che produce materiale da impiegare per la costruzione degli edifici monumentali della Germania nazista.

Il lager di Mauthausen è l’unico campo che appartiene alla “terza categoria” della classificazione del sistema concentrazionario nazista: ciò significa che per i prigionieri che vengono qui internati non è previsto il ritorno. I primi 300 deportati provengono da Dachau e, come tutti i prigionieri della fase iniziale, sono oppositori politici, nemici delle Germania nazista da punire con il lavoro forzato, le torture, la malnutrizione e altri trattamenti disumani. I deportati che in seguito giungono a Mauthausen appartengono a diverse nazionalità: ci sono polacchi, ungheresi, spagnoli, sovietici, francesi, belgi, olandesi, italiani; vi sono anche numerosi ebrei, Rom e Sinti e “triangoli rosa”, ovvero prigionieri internati per il loro orientamento sessuale.

Gli italiani sono più di 6mila e vengono destinati soprattutto ai terribili sottocampi di Gusen, ricordati come “il cimitero degli italiani”, per via dell’alto numero di nostri connazionali che perdono la vita in questi luoghi.

Delle oltre 190 mila persone che si stima siano state rinchiuse a Mauthausen e nei suoi campi satellite, circa 90 mila trovano la morte. Oltre 10 mila deportati vengono uccisi nella camera a gas presente nel campo centrale.

Il lager di Mauthausen è anche noto per un altro terribile strumento di sterminio: la Scala della Morte. Si tratta di 186 gradini che collegano il lager, situato sulla parte superiore della collina, con la cava di granito sottostante. I deportati sono costretti a percorrere i gradini sconnessi e di diversa altezza portando sulle spalle pesanti blocchi di pietra, caricati su “zaini” di legno. Sovente capita che durante la salita alcuni deportati, esausti, si lascino cadere, trascinando con sé tutti i compagni dietro di loro. Le SS e il personale del campo, inoltre, utilizzano come metodo di esecuzione quello di gettare i deportati dalla parete di roccia che divide il campo dalla cava, la quale con sadismo viene chiamata Muro dei Paracadutisti.

Il campo dall’apertura fino al 9 febbraio 1939 è amministrato da Albert Sauer, in seguito sostituito dal maggiore delle SS Franz Ziereis che mantiene la funzione di comandante fino alla liberazione.

Mauthausen è l’ultimo campo nazista ad essere liberato dall’esercito americano, per questo durante il 1944 nel lager confluiscono moltissimi prigionieri da altri campi, situati soprattutto a est e precedentemente evacuati per l’arrivo degli Alleati.

La liberazione avviene il 5 maggio 1945, data che viene celebrata ogni anno con una cerimonia internazionale, alla quale partecipano delegazioni provenienti da tutto il mondo.

Il 16 maggio 1945 i deportati sopravvissuti, prima del rientro a casa, memori delle indescrivibili privazioni appena subite e dei compagni persi, uniscono le loro differenti sensibilità e, nonostante le barriere linguistiche, redigono il celebre Giuramento di Mauthausen: un documento che, per la promessa e l’impegno a favore della pace, dell’uguaglianza, della giustizia sociale e della solidarietà fra i popoli, può a essere a tutti gli effetti considerato un atto fondativo dell’Unione Europea.

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