17 settembre 2022


Nella serata di ieri si è spento il Presidente Provinciale ANED Ennio Trivellin, sopravvissuto a Mauthausen.
Nel grande dispiacere che ci colpisce, siamo vicini alla famiglia, a chi gli ha voluto bene e a tutta ANED che in questi anni ha goduto della sua testimonianza della deportazione, della sua grande apertura mentale e saggezza che non scorderemo mai.
Benché fosse già gravemente debilitato nelle ultime settimane, il dolore è ancora troppo grande per aggiungere altro.
Luogo e data del funerale, che si svolgerà a Verona, saranno comunicati non appena possibile.
Dopo tante sofferenze e tanto valore, riposi in Pace.
ANED Verona

Addio, capitano, mio capitano!
No, Ennio Trivellin non era un capitano, era molto di più. Sì, era il capitano del mio cuore!
Ringrazio Dio per aver avuto la possibilità di conoscerlo e frequentarlo negli ultimi cinque anni della sua vita che è cessata ieri alle ore 19.30 a Codroipo in provincia di Udine.
Aveva appena 16 anni, quando i nazifascisti lo arrestarono il 2 ottobre del 1944 assieme ai suoi compagni, imberbi studenti veronesi dei vari istituti secondari presenti in città: Francesco Chesta ed Eliseo Cobel del Galileo Ferraris; Rosà Valentino e Lino Cirillo dello Scipione Maffei; Natale Mihel del Pindemonte Lorgna; Battista Ceriana dell’Angelo Messedaglia e almeno altri quaranta che appartenevano al battaglione partigiano autonomo Carlo Montanari.
Ennio, partigiano Gervasio, ma anche Nemo, fu arrestato insieme al padre Zeffirino, perchè a casa, nel granaio in via Barana, erano state trovate le armi che il giovane partigiano nascondeva per consegnarle poi da staffetta ai combattenti che si rifugiavano sui monti circostanti a Verona.
I fascisti dell’Ufficio Politico Investigativo, grazie all’opera di un infiltrato nelle file della Brigata Pasubio, lo consegnarono alle SS, che avevano sede a Palazzo dell’INA e gestivano le carceri allestite nelle celle anguste dei forti di origine austriaca che presidiavano Verona dai colli. Successivamente Ennio fu trasferito proprio a Forte San Leonardo, dove restò in cella, insieme ad altri 25 partigiani, facendo conoscenza coi pidocchi e con le botte delle SS. Intorno al 20 ottobre 1944, mentre attendeva la fucilazione, fu trasferito al Durchgangslager di Bolzano, e rinchiuso nel Block E, definito ‘dei pericolosi’. Qui fu immatricolato come prigioniero politico con il numero di matricola 5140. Il padre lo raggiunse qualche giorno dopo e vi rimase fino alla sua liberazione che avvenne alla fine di marzo 1945. Da Bolzano fu trasportato a Mauthausen in carri bestiame e vi giunse il 21 novembre 1944 immatricolato come ‘Haftling IT 110425’. Fino al 12 dicembre restò in quarantena poi fu destinato al lager di Gusen. Il 15 gennaio 1945 si trovò ricoverato nel revier per un principio di congelamento alle gambe. Fu salvato da un medico prigioniero spagnolo che lo curò con della carta e acqua ossigenata. Poi gli consigliò di ritornare in baracca perchè le SS di lì a poco avrebbero sterminato i malati. Infatti il giorno del suo diciassettesimo compleanno, nella notte tra il 22 e 23 aprile, il suo compagno di classe Eliseo Cobel fu ucciso a colpi d’ascia. Da quel giorno Ennio non ha festeggiato più il suo compleanno. La liberazione avvenne grazie agli americani che giunsero nel lager il 5 maggio 1945. Partiti in 22, tornarono a casa solo in 2: lui e Battista Giovanni Ceriana, futuro primo segretario nazionale dell’Aned.
Ennio rientrò a Verona grazie ad un camion della ditta Negroni che lo accompagnò fino a porta Vescovo. Alle 4 di mattina mentre si trovava verso l’officina di falegnameria di famiglia, sentì i passi del padre che gli andavano incontro.
Ho assistito almeno ad una decina di narrazioni della deportazione di Ennio Trivellin, e questo era il momento debole, quello del non ritorno, quello della resa finale.
Ogni volta che l’ormai novantenne raccontava dell’incontro notturno col padre, le lacrime cadevano senza fine, sempre accompagnati da singhiozzi ed una lunga pausa.
Non dimenticherò mai quelle lacrime che ora, mentre scrivo di getto per ricordarlo come merita, sono mie.
La storia di Ennio Trivellin e dei suoi compagni partigiani adolescenti ha cambiato la mia vita, trasportandomi nel mondo del dolore e delle atrocità di una guerra condotta con l’odio verso coloro che non si piegavano alla dittatura fascista. Ho compreso come la guerra partigiana sia stata uno dei momenti più alti della storia del nostro paese che ha visto coinvolti non solo comunisti, come credevo, ma tanti tanti cattolici, socialisti, azionisti, repubblicani, liberali, donne, giovanissimi, preti, vescovi, ebrei e militari.
Carissimo Ennio, mi porto nel cuore il fazzoletto dell’Aned che ti ho lasciato sul letto pochi giorni fa, quando sono venuto a darti il mio ultimo abbraccio. Ti chiesi: ti ricordi di me? E tu riuscisti a trovare il fiato: ‘Non ti ho mai dimenticato’, mi dicesti guardandomi negli occhi.
Addio, caro mio capitano del cuore, anch’io non ti dimenticherò. Mai!
Salvatore Passaro,
Dosson, 17.09.2022.